In Italia non sappiamo quante biciclette vengono rubate. Non è un modo di dire: il dato non esiste. Come rileva la FIAB, la bicicletta è un bene mobile non registrato e quindi non viene censita separatamente nel database del Ministero dell'Interno. Quattordici dei sessanta prefetti che hanno risposto all'indagine hanno semplicemente comunicato di non essere in grado di reperire il numero.
Quello che sappiamo lo dobbiamo a una ricostruzione. Ed è un conto che, una volta fatto, va molto oltre il prezzo della bici sparita.
Quante sono davvero
Le 46 prefetture che hanno fornito i dati coprivano 5.577.000 abitanti e hanno registrato 13.736 denunce in un anno, una ogni 406 abitanti. Ma quel numero è per costruzione in difetto: conta solo le denunce alle forze dell'ordine nazionali e non quelle presentate alla Polizia Locale.
A correggerlo è il secondo pezzo dell'indagine, i questionari a oltre 4.000 ciclisti. 2.876 di loro avevano subito un furto, e solo 1.190 lo avevano denunciato, poco più del 40%. FIAB, per prudenza, ne ricava una stima di denuncia compresa tra il 30 e il 40% dei furti effettivi. Riportando il dato delle prefetture su quella scala si arriva a , cioè all'ordine di grandezza di su scala nazionale.
un furto ogni 130-180 abitanti
320.000 biciclette all'anno
Il quadro è molto disomogeneo. Si va da una denuncia ogni 90 abitanti a Bolzano e Ferrara a una ogni 180.000 a Reggio Calabria, e la differenza non misura l'onestà delle città ma quanto ci si va in bici: gli spostamenti in bicicletta riguardano il 4% della popolazione a Milano e arrivano al 28-29% a Bolzano o Ferrara. Dove si pedala di più si ruba di più, e si denuncia di più.
Il danno economico diretto
Il costo più ovvio è la bici. FIAB e Confindustria ANCMA stimano che il fenomeno generi ogni anno un danno di 150 milioni di euro, una cifra che non conta solo il valore dei mezzi sottratti ma anche i mancati introiti dell'industria nazionale della bicicletta: chi subisce un furto, spesso, non ricompra.
A differenza dell'auto, poi, quasi nessuno recupera qualcosa dall'assicurazione. Il Sole 24 Ore descrive il settore assicurativo per le biciclette come di fatto quasi inesistente, proprio per l'elevato rischio di furto e per la difficile identificazione del legittimo proprietario. Il costo, in altre parole, resta quasi per intero sulle spalle di chi la bici l'ha comprata: quali coperture esistano davvero lo abbiamo analizzato nella guida all'assicurazione.
Il costo nascosto: chi smette di pedalare
La parte più cara non è la bici. È quello che succede dopo.
Dagli stessi dati FIAB ripresi dal Sole 24 Ore emerge che i furti coinvolgono circa il 60% dei ciclisti e che il timore di subirne uno induce il 20% delle persone a rinunciare all'acquisto di un nuovo modello. Una persona su cinque, davanti alla scelta di ricomprare, non ricompra.
C'è anche una dimensione di equità . Chi ha meno margine è quello che fa più fatica a ricomprare e che quasi mai ha una polizza. Per una parte delle persone la bici rubata significa perdere il modo con cui si andava al lavoro, a scuola o a fare la spesa, e la sostituzione non è immediata.
I numeri del recupero sono impietosi, e la ragione non è che le forze dell'ordine non se ne occupino. È che una bicicletta ritrovata, senza un numero di telaio depositato da qualche parte, è solo una bicicletta.
Qui la fotografia italiana è chiara: manca un archivio nazionale, e le denunce non hanno un sistema pronto a riceverle. È lo stesso motivo per cui molte persone non denunciano affatto. Sanno che senza il numero di telaio la pratica non porterà a nulla, e quindi non la aprono, il che rende il fenomeno ancora più invisibile e chiude il cerchio.
L'indagine FIAB però segnala un dettaglio che vale la pena leggere due volte: nei capoluoghi dove andare in bici è un'abitudine diffusa e dove esiste un sistema di identificazione delle biciclette, i cittadini denunciano molto di più. La presenza di un sistema di identificazione, scrive FIAB, favorisce la presentazione delle denunce di furto. Non è una tesi di parte: è quello che si osserva confrontando le città italiane tra loro.
Sul fronte opposto, la rivendita è rapidissima. Secondo la rivista di settore BikeBiz, due bici rubate su tre vengono vendute nel giro di poche ore dal furto. Quando il proprietario si decide a denunciare, spesso il mezzo ha già cambiato mano: come si riconosce un annuncio sospetto lo abbiamo spiegato in comprare una bici su Subito.
Il conto per le cittÃ
Il furto di biciclette non pesa solo sui proprietari. Lavora in direzione contraria a tutto quello che i comuni stanno costruendo.
Il Ministero delle Infrastrutture ha messo a sistema dieci ciclovie turistiche nazionali, dalla VenTo di 680 chilometri lungo il Po alla Ciclovia dell'Acqua di 500 chilometri fino a Santa Maria di Leuca. Sul fronte urbano l'area metropolitana di Milano lavora al progetto Cambio, 750 chilometri di piste ciclabili di cui 24 linee portanti. Sono investimenti pubblici a nove cifre.
Una pista ciclabile nuova però non serve a niente se la gente ha paura di legarci la bici accanto. Ogni ciclista che smette dopo un furto è un pezzo di quell'investimento che non produce il ritorno previsto: meno spostamenti sostituiti, più auto in coda, più pressione sul trasporto pubblico. La costruzione dell'infrastruttura e la protezione dei mezzi che dovrebbero usarla sono lo stesso progetto, ma in Italia sono state finanziate come se fossero due cose separate.
Cosa funziona davvero
Con un tasso di risoluzione così basso, l'attività repressiva da sola non basta. Quello che sposta l'ago è la combinazione di tre cose, ed è esattamente la conclusione a cui arriva anche FIAB.
L'identificazione. Un progetto di punzonatura o di registrazione, scrive FIAB, non risolve da solo il fenomeno, ma è un tassello importante. Quando ogni bici ha un numero di telaio collegato a un proprietario in un archivio consultabile, il mezzo rubato diventa identificabile: chi compra può verificare prima, chi indaga può confrontare, e chi ruba si porta dietro un oggetto tracciabile.
Un antifurto serio. Buona parte dei furti resta opportunistica. Un archetto o una catena di qualità , non il cavetto in dotazione, ferma il ladro d'occasione, e sulle e-bike vale la pena bloccare separatamente la batteria. La guida ai lucchetti confronta le categorie.
L'estate è il periodo in cui in Italia si pedala di più, e in cui si ruba di più. Che tu abbia una city bike da qualche centinaio di euro o una e-bike da diverse migliaia, il costo di perderla va oltre il prezzo: è la pratica assicurativa che quasi certamente non ti coprirà , è la probabilità concreta di non rivederla, ed è la possibilità reale che dopo tu pedali meno.
La cosa più efficace che puoi fare richiede cinque minuti: annota il numero di telaio e registra la bici. Se succede il peggio avrai una prova di proprietà , un modo per far identificare il mezzo e un record che avvisa chi lo trova in vendita. E se il furto è già avvenuto, la guida alla denuncia copre i passaggi da fare subito.
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